Napoli dignitoso a Milano ma ora deve diventare più deciso

Da Milano, con il pareggio contro l’ Inter prossima scudettata con seconda stella da mettere sulle maglie, è tornato un Napoli almeno dignitoso che non s’è fatto strappare lo scudetto dalle maglie ma solo scucire dai giocatori neroazzurri inutilmente protesi alla ricerca di una vittoria che facesse dimenticare la sconfitta contro l’ Atletico Madrid e l’eliminazione dalla Champions.
Buon Napoli dunque ma, a nostro avviso, ancora frenato da problemi di natura mentale più che tattica. La squadra, infatti, soprattutto nel secondo tempo quando l’Inter ha cominciato a risentire dei 120′ di Madrid, non ha mai osato quel tanto in più che avrebbe potuto consentirle di ribaltare la gara dopo la rete di Darmian sul finire del primo tempo. Lo stesso Calzona con i cambi di Traorè e Raspadori per Cajuste e Simeone ha continuato nel modulo più conosciuto dai giocatori senza osare passando ad un 4-2-3-1 più offensivo con Simeone a fare profondità e Politano, Raspadori e Kvara appena dietro. Un pareggio che forse ha migliorato l’autostima del gruppo e l’imbattibilità in campionato di Calzona ma che non è certo servito per migliorare la classifica in chiave quinto posto. Da oggi, con la sospensione del campionato per le nazionali, ripresa a Castel Volturno senza 10 azzurri, in giro per il mondo, ma con Osimhen in campo che non è partito per seguire la Nigeria e con Anguissa senza impegni col Camerun. Non ci sarà Calzona impegnato con la Slovacchia assieme a Lobotka per preparare la squadra per gli Europei di giugno. Sarà Gianluca Grava a dirigere le sedute con i “superstiti” delle varie convocazioni e sarà comunque un lavoro importante soprattutto per il bomber nigeriano e per il centrocampista camerunense. Sono due pilastri fondamentali per le ultime nove partite di campionato dove il Napoli dovrà fare almeno 25 punti (8 vittorie e 1 pareggio n.d.r.) per arrivare a quota 70 punti che sembra la soglia minima per puntare concretamente al quinto posto, quello in più che l’Italia avrebbe mantenendo l’attuale primato nel ranking europeo.
Alla ripresa del campionato al Maradona sarà di scena l’ Atalanta, impegnata in Europa League con il Liverpool. Uno scontro diretto in cui anche il pareggio è vietato per aspirare ad una rimonta in classifica. Servirà un Napoli deciso, agile ed abile nel palleggio ma soprattutto senza timori di alcun genere per avere ragione di una squadra che dell’ uomo contro uomo, della fisicità e della tecnica fa i suoi punti di forza. Prepararsi adeguatamente a questo scontro diretto diventa la priorità nonostante l’assenza di molti nazionali e di mister Calzona a Castel Volturno. Grava, cuore azzurro e ex giocatore tenace, saprà come tenere alta l’ intensità degli allenamenti e caricare adeguatamente i “superstiti” in vista di un finale di campionato da thriller. Calzona dall’alto con i droni ad aiutarlo seguirà il tutto pensando alla sua Slovacchia e con un occhio importante anche al Napoli con “vista” sull’ Europa.

Sergio Curcio

Auto con targhe straniere? La pacchia sta finendo

A Napoli, ma non solo a Napoli, da tempo è verificabile uno strano fenomeno: siamo stati invasi da auto e da motorini provenienti dalla Polonia. Chiaramente identificabili dai numeri di corpo diverso rispetto a quelli italiani e dalla sigla PL.
Perché questa proliferazione? Semplice: perché in linea di massima i proprietari polacchi possono anche non pagare l’assicurazione in Italia e perché all’indirizzo indicato sul libretto di circolazione, in Polonia, la multa, presa in Italia, anche se arriverà, certamente non la pagherà nessuno. Fatti salvi, ovviamente, i casi di regolare transito italiano di auto straniere, visto che l’emigrazione dalla Polonia, intensissima dopo la caduta del Muro di Berlino, ha inevitabilmente comportato matrimoni misti, parentele, amicizie e trasferimenti residenziali di cittadini polacchi in Italia e a Napoli. Tali comunque da non giustificare una presenza così massiccia di targhe non italiane.
La pacchia però sembra essere finita. Consiglio e Parlamento dell’unione europea, infatti, hanno raggiunto una prima intesa per combattere il fenomeno dell’impunità degli automobilisti che commettono infrazioni stradali in un Paese diverso da quello di residenza e quindi alla guida di un veicolo con targa straniera. Per prevenire la guida illecita all’estero -come si legge in una nota dell’Europarlamento – le norme aggiornate amplieranno l’elenco delle infrazioni al codice della strada commesse da conducenti non residenti che fanno scattare l’assistenza transfrontaliera e che possono comportare una multa per i conducenti “pericolosi”.
Oltre all’eccesso di velocità, alla guida in stato di ebbrezza o al mancato arresto a un semaforo rosso, saranno perseguiti gli automobilisti responsabili di infrazioni come i parcheggi in zone vietate, i sorpassi pericolosi, l’omissione di soccorso, l’ingresso in aree a traffico limitato. Attualmente circa il 40% delle infrazioni cosiddette transnazionali resta impunito. L’intesa raggiunta tra Consiglio e Parlamento aggiorna e integra la direttiva del 2015 sullo scambio di informazioni tra le autorità nazionali e dovrà ora essere formalmente approvata da ciascuna delle due istituzioni europee.

L’arbitro di Barca-Napoli aveva un dispositivo nell’orecchio e fischiava tardi. Lahoz: “L’Uefa spieghi!”

Uno strano oggetto nell’orecchio di Danny Makkelie, l’arbitro di Barcellona-Napoli, sta facendo discutere all’indomani della gara valida per il ritorno degli Ottavi di Champions League. Da una parte Makkelie aveva il classico auricolare per comunicare con Var, quarto uomo e guardalinee, ma dall’altra parte, come ripreso dalle telecamere, aveva uno strano oggetto forse wireless. A che serviva? Come scrive Relevo, l’ex arbitro Mateu Lahoz chiede spiegazioni alla Uefa e vuole capire che oggetto fosse, a cosa servisse, specialmente perché la gara ha vissuto di diversi momenti concitati con episodi dubbi, come il netto rigore negato a Osimhen, ma anche fischi e decisioni prese con qualche attimo di ritardo. “Un arbitro non può arbitrare stando isolato dal contesto – dice Lahoz – in campo serve incoraggiamento. Mai visto un oggetto simile!”.

Napoli ko a Barcellona. Ma a testa alta e con la solita “sfortuna”

La solita “sfortuna” di avere un arbitro che non ti dà il rigore netto che ti avrebbe potuto cambiare la partita in meglio. Era successo l’anno scorso contro il Milan nella gara di ritorno degli Ottavi di Champions League che ha eliminato gli azzurri, dove non era stato fischiato un fallo netto di Leao su Lozano in area di rigore. Ed è successo anche quest’anno nella gara persa per 3-1 contro i blaugrana: fallo chiarissimo su Osimhen in area, rigore e possibile 2-2 negato dall’arbitro. Il Barcellona va ai quarti di finale di Champions League, dunque. Il Napoli tiene aperta la qualificazione per abbondanti 80 minuti dimostrando di valere lo spessore di un palcoscenico nobile di livello internazionale. Il successo del Barca è frutto di qualità e dettagli, perché sotto il profilo del gioco è stata una sfida di pari livello con accenti azzurri di assoluto valore. Sembra che la notte finisca subito. In una ventina di minuti il Barcellona segna due volte con Fermin e Cancelo. La sensazione è che i catalani abbiamo imposto la loro legge. E invece la storia è ancora aperta perchè giusto alla mezzora il Napoli va in gol con una bellissima combinazione Politano-Rrahmani. Da quel momento in poi mettiamo paura a Montjuic prendendo il fulcro della partita con autorevolezza e avanzando legittimi dubbi per un fallo su Osimhen in area per il quale l’arbitro ignora il VAR. L’apice della congiuntura astrale si materializza al minuto 80. Lindstrom si inserisce in velocità e colpisce di testa a due metri dalla porta, la palla sfila di un palmo fuori. Due giri di lancetta e dall’altra parte il Barca chiude il capitolo qualificazione con il terzo gol di Lewandowski. Palesi gli errori della difesa e del centrocampo azzurro. In generale la fase difensiva è carente e concede sempre gol e opportunità agli avversari e la fase di possesso palla è sterile. L’unica speranza sarebbe quella di lasciar lavorare con calma mister Calzona ed affidargli anche la gestione della squadra per il prossimo anno in modo da permettergli di impostare il gioco a livello tattico e riportare il Napoli ad avere un meccanismo perfetto sia in fase difensiva che offensiva.

 

Napoli-Inter sarà arbitrata da La Penna

Sarà l’arbitro Federico La Penna di Roma a dirigere Inter-Napoli, 29esima giornata di Serie A. Assistenti: Berti-Perrotti. IV Uomo: Feliciani. VAR: Di Paoli-Valeri. Questi i precedenti del Napoli con l’arbitro La Penna:

Data Arbitro Squadra Avversaria C/T Gol Napoli Gol avversaria
22/12/2018 Federico La Penna Napoli SPAL C 1 0
14/04/2019 Federico La Penna Napoli Chievo T 3 1
28/04/2019 Federico La Penna Napoli Frosinone T 2 0
14/09/2019 Federico La Penna Napoli Sampdoria C 2 0
27/10/2019 Federico La Penna Napoli SPAL T 1 1
03/02/2020 Federico La Penna Napoli Sampdoria T 4 2
12/07/2020 Federico La Penna Napoli Milan C 2 2
13/12/2020 Federico La Penna Napoli Sampdoria C 2 1
31/01/2021 Federico La Penna Napoli Parma C 2 0
15/04/2023 Federico La Penna Napoli Hellas Verona C 0 0
08/10/2023 Federico La Penna Napoli Fiorentina C 1 3

Ruba scooter al Vomero: finisce in manette. Arresti all’Arenaccia e a piazza Garibaldi

Vomero: ruba scooter e viene arrestato dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri

Gli agenti del Commissariato Vomero nel transitare in via Merliani sono stati avvicinati da un uomo che, in compagnia del figlio, ha segnalato loro di aver subito il furto del proprio scooter. I poliziotti, con il supporto di una pattuglia dei Carabinieri del Nucleo Operativo, hanno accertato, anche grazie alla visione delle immagini dei sistemi di video sorvegliaza locali, che, poco prima, un soggetto, sopraggiunto a bordo di un motorino, dopo aver nascosto tra le auto in sosta il mezzo su cui viaggiava, aveva asportato lo scooter oggetto della segnalazione regolarmente parcheggiato in strada. L’attività di indagine ha consentito agli operatori di identificare il prevenuto che, poco dopo, è stato sorpreso e bloccato nella medesima via mentre stava tentando di recuperare il mezzo con il quale aveva raggiunto il luogo del furto. Pertanto, un 30enne napoletano con precedenti di polizia, è stato tratto in arresto per furto aggravato, mentre lo scooter rubato, rinvenuto nel Rione Sanità, è stato riconsegnato al legittimo proprietario.

Sottoposto alla detenzione domiciliare consegna la droga al figlio: in manette due napoletani all’Arenaccia

Gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia, durante i servizi all’uopo predisposti, in zona Arenaccia, hanno notato un soggetto, già sottoposto  alla detenzione domiciliare per reati in materia di stupefacenti, che, affacciato alla finestra di un’abitazione, ha consegnato due contenitori di plastica ad un giovane per poi rientrare frettolosamente nell’appartamento. I poliziotti, insospettiti, hanno bloccato il ragazzo e, all’interno dei due contenitori, hanno rinvenuto 8 involucri ed una busta di marijuana per un peso complessivo di circa 28 grammi, 13 involucri di hashish del peso di circa 36 grammi e un bilancino di precisione. Pertanto, i due indagati, padre e figlio, napoletani di 58 e 22 anni, sono stati tratti in arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Piazza Garibaldi: la Polizia di Stato arresta un 43enne per evasione

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in piazza Garibaldi hanno notato un soggetto che, con fare sospetto, si era avvicinato al personale dell’Esercito Italiano. I poliziotti, pertanto, lo hanno controllato e, dagli accertamenti di seguito esperiti, hanno accertato che il prevenuto, identificato per un 43enne catanese, era sottoposto alla detenzione domiciliare per reati in materia di stupefacenti e contro il patrimonio. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto per evasione.

Discarica di gomme abbandonate scoperta a Fuorigrotta

Gli agenti della Polizia Locale dell’Unità Operativa Tutela Ambientale, in seguito ad una segnalazione fatta dall’Associazione Nazionale Guardie Zoofile A.N.G.E. sono intervenuti in via vicinale volo Sant’Angelo (quartiere Fuorigrotta) accertando la presenza di una discarica abusiva a cielo aperto composta da alcune migliaia di pneumatici fuori uso abbandonati in un’area coltivata. I rifiuti sono stati sequestrati e sono in corso indagini al fine di individuare gli autori del reato.

Multe dei vigili urbani tra piazza Carlo III, piazza Dante e Colli Aminei

Gli agenti dell’Unità Operativa Gruppo Intervento Territoriale (G.I.T.)  e l’Unità Operativa San Lorenzo, presso Piazza Carlo III, hanno effettuato 28 controlli al Codice della Strada. Sono stati contestati 17 reati, con una specifica elezione di domicilio per reiterata infrazione al codice della strada. In piazza Dante, gli Agenti dell’Unità Operativa Avvocata hanno presidiato il territorio fino alle 24 elevando sanzioni, anche a soggetti minorenni, per un totale di 14 verbali, distribuite tra diverse violazioni normative, tra cui quelle relative alla guida senza patente, al mancato uso del casco protettivo, alla mancata revisione del veicolo, all’uso di apparecchi telefonici mentre si è alla guida etc. Parallelamente, nell’ambito degli interventi della Unità Operativa Stella nella zona dei Colli Aminei, sono stati effettuati 15 controlli al Codice della Strada, risultanti in 15 verbali contestati. Le infrazioni riguardano principalmente gli articoli 173 (utilizzo cellulare), 172 (mancato utilizzo cintura di sicurezza), 80 (omessa revisione), 193 (mancanza di assicurazione) e 180 (mancanza di documenti). Inoltre, sono state rimosse tre auto, due per divieto di sosta e una per mancanza di assicurazione. Durante tali operazioni, due soggetti sono stati fermati e deferiti all’Autorità Giudiziaria per reati quali gli articoli 336, 337, 341 bis e 651 del codice penale, ossia resistenza o violenza contro un pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni, diffamazione e furto in concorso.

Zelensky, il “re è nudo”. E Il timore è la Bomba

“Il re è nudo”. Volodymyr Zelensky ha perso la sua folle guerra. Le parole del Papa hanno strappato gli ultimi lembi del velo ipocrita che, sfilacciatosi mese dopo mese,  già non riusciva più a nascondere la realtà di un conflitto in Ucraina tanto stupido quanto inutile, tanto sanguinoso quanto distruttivo.  Sopravvivevano, infatti, nei media più che nell’opinione pubblica dell’Occidente la retorica bellicista, i toni velleitari, la sicumera di una vittoria che avrebbe fatto crollare regime e despota in Russia sotto il peso di tremende sanzioni economico-finanziarie e della riconquista di Crimea e Donbass. Ma qual è oggi il risultato? Vladimir Putin e il suo regime certamente autoritario vanno alle urne e affrontano gli elettori per rinnovare un conforto popolare che pur con un rivale come Alekseij Navalny, coraggioso ma con seguito relativo e localizzato nelle grandi città, non sarebbe mancato.  Zelensky il voto deve invece rinviarlo a data da destinarsi, nonostante l’opposizione politica sia stata dispersa tra carceri e cimiteri e il dissenso sociale tacitato, perché sa che gli ucraini sono stanchi di una guerra che non è servita ad altro che a mietere centinaia di migliaia di vittime e terribili devastazioni.

L’aveva persa in partenza, la guerra, Zelensky. Fummo in pochissimi a prevederlo. Lo scontro non era, non è tra i figli e i nipoti della generazione decimata nell’Holodomor staliniano ed i figli e i nipoti dei caduti e reduci della “guerra patriottica”. Certo, regna ancora sovrano  tra gli ucraini l’incubo dei sei milioni di condannati a morte per fame dal tiranno sovietico, come tra i russi è vivo il ricordo dei tanti ucraini che accolsero i nazisti come liberatori  e parteciparono alla caccia agli ebrei e all’avanzata e poi alla difesa della ritirata della Wehrmacht. Ma questo era solo lo sfondo, non certo la scena. E oggi lo ammettono finalmente in tanti, tra coloro che guardano al futuro con gli occhi posati sul passato. E affiora, nelle stesse file dei fiancheggiatori del potere, dove il dubbio e dove ormai la certezza che il disegno cinico dei Neocon americani sia ancora una volta fallito: com’è avvenuto in Iraq e in Libia e in Siria e nelle ‘primavere arabe’ e in Afghanistan e nel Caucaso con l’esodo degli armeni dal Nagorno Karabakh sotto gli occhi chiusi dell’Occidente… Un elenco che sarebbe troppo lungo se sfogliassimo all’indietro le pagine della storia del Novecento.

Due lunghi anni, centinaia e centinaia di migliaia di vittime, devastazione oscena di città e di una natura con fiumi non ancora avvelenati e foreste non ancora cancellate dall’avidità distruttiva umana. Si è impiegato un troppo lungo biennio per arrivare alla conclusione che l’Ucraina ha perso, che la Russia s’è ripreso ciò ch’era suo ma che avrebbe lasciato a Kiev se la Nato avesse rispettato i patti, se non sciogliendosi come il Patto di Varsavia in mancanza di nemici in Europa, almeno contenendosi entro il confine tedesco; se non ci fossero stati il golpe a cavallo del 2014 a spingere Mosca al  recupero della strategica Crimea; se il Donbass non avesse sofferto una sanguinosa repressione ma l’autonomia ch’era stata promessa , sottoscritta a Minsk e tradita; se i disegni di Washington e Londra non avessero infettato il desiderio di Kiev di entrare nell’Unione Europea aggiungendovi  la prospettiva di porte aperte verso la Nato; se a Washington, a Londra e a Bruxelles non avesse, sulle ragioni della pace e della collaborazione internazionale, prevalso invece il timore (non certo nuovo) di un’alleanza tra Russia, Germania e Cina: energia, industria, produzioni e mercati in espansione .

Due lunghi anni e la prospettiva che le cose in Ucraina cambierebbero pur se rimanesse Biden alla Casa Bianca. Il preavviso nella cerimonia del ‘discorso alla nazione’ del presidente statunitense, dove a campeggiare è stata l’assenza della moglie di Zelensky, Olena, e della vedova di Navalny, Yulia: perché interpreti di visioni opposte sull’Ucraina. E il dubbio che se alla Casa Bianca ritornasse invece Donald Trump tutto muterebbe in poche settimane o forse giorni o addirittura una manciata di ore… il tempo di uno squillo sul ‘telefono rosso’ che collega Sala Ovale e Cremlino. Una telefonata poi accompagnata da quello che i diplomatici definiscono “un colloquio franco e fruttuoso tra leader che si rispettano”. Non più solo il Vecchio Continente ma ormai anche l’America è vieppiù stufa del velleitarismo di Zelensky: a preoccupare sono i confini meridionali attraversati negli ultimi anni da 10 milioni di clandestini e il crescendo di tensione tra le due superpotenze nucleari del pianeta .

Henry Kissinger suggerì un negoziato sperando che si snodasse sino al risultato di una tregua stabile su modello coreano. Vedremo se si riapriranno in Turchia le trattative riproposte da Recep Tayyp Erdogan,  il quale si vede prossimo al commiato con il potere e vorrebbe assicurarsi un capitolo di storia. Finora manco una risposta. Anche il Papa ha invocato l’apertura di un negoziato e di risposte ne ha ottenute due, entrambe negative, da Kiev e da Washington. Però è arrivato inaspettato il ‘recupero’ – chissà se temporaneo – del ministro degli Esteri ucraino, Dmitro Kuleba, che Zelensky voleva mettere da parte come ha fatto con il  capo delle forze armate Valery Zaluzhny.  Kuleba, che ha trascorsi e conoscenze italiane, s’è fatto notare per una replica al Pontefice più pacata e rispettosa di quella del presidente.

Che si sia reso conto, Kuleba, che a tirare troppo la corda si finisca per spezzarla? L’alternativa al negoziato è il protrarsi del conflitto ma con la prospettiva d’inviare in Ucraina truppe di Paesi Nato a rimpiazzare i combattenti pietrificati da un biennio al fronte e quanti sono fuggiti all’estero per evitare l’arruolamento. A fianco dei combattenti di Kiev vi sono già istruttori e ‘volontari’ occidentali. Ma l’invio ufficiale di militari dell’Alleanza Atlantica ha fatto rizzare i capelli alla diplomazia europea. L’ipotesi coltivata a Washington renderebbe di nuovo il Vecchio Continente possibile teatro di ‘primo fuoco nucleare’, col Trattato Inf  in naftalina e il Nuovo Trattato Start in dubbio. Il ’primo fuoco’ in Europa, affidato a missili di corto e medio raggio, servirebbe a ritardare il ‘secondo fuoco’ (con missili intercontinentali che hanno come teatro d’impiego Usa e Russia), offrendo così un tempo supplementare al negoziato per evitarlo. Emmanuel Macron ha sbagliato tempi e calcoli, trasformando l’ipotesi in proposta. Ma nella stessa Francia, imbottita di nordafricani e mediorientali, gli elettori badano soprattutto a ciò che avviene a Gaza temendo l’ennesimo attentato palestinese o islamista. E fatta eccezione per Polonia e Paesi baltici, storici avversari della Russia, il resto dell’Europa s’è più o meno apertamente dichiarato contrario .

Fallita la strategia di ridimensionare la Federazione russa con una guerra convenzionale lunga e corrosiva, comincia a farsi strada la consapevolezza che superare certi limiti potrebbe spostare il confronto sul piano nucleare. E la Russia è il Paese con l’arsenale atomico più fornito. E’ proprio questa sua forza a testimoniare il suo ruolo di superpotenza militare non più sorretta da una pari forza armata convenzionale e da sempre monca di una significativa muscolatura economica che non sia quella che le offre con parto cesareo Madrenatura.

Un occhio ai numeri per capire meglio. La Russia conta infatti 5mila 889 ogive nucleari. Gli Stati Uniti 5mila 244, la Cina 500, la Francia 290, la Gran Bretagna 225, il Pakistan 170, l’India 164,  Israele  90 e la Corea del Nord 30. Russia ed Usa sono definite le “ due superpotenze”. Ma nel giro di appena cinque-sei anni anche la Cina potrà essere considerata superpotenza, la “terza superpotenza” militare del pianeta. E a causa della guerra in Ucraina, Mosca ha stretto un’alleanza ‘per necessità’ con Pechino. La Cina assicura che è limitata alla sfera economica, ma chi potrebbe provarlo e assicurarlo per il futuro?

Un rapporto del Pentagono dello scorso autunno stimava un aumento considerevole dell’arsenale atomico cinese sviluppatosi nei precedenti tre anni:  più che raddoppiato il numero delle testate nucleari – almeno 500 operative, cioè pronte all’utilizzo – e addirittura quintuplicato quello delle rampe terrestri di lancio dei missili intercontinentali, cosiddetti ‘strategici’ perché capaci di raggiungere distanze di 16mila km, praticamente qualsiasi obiettivo, che significa in grado di colpire gli Stati Uniti.  Dalle rivelazioni del ministero della Difesa statunitense – note nella seconda metà di ottobre ma che si riferivano a rilievi ed analisi della primavera 2023 – si ricavavano alcuni dati significativi. Il primo: Pechino aveva abbandonato la ‘quiete’ dello stock atomico fatto registrare fino a circa il 2020 e moltiplicato le possibilità d’uso offensivo. Il secondo: nel solo ultimo anno le 400 testate del 2022 erano cresciute del 25%. Insomma, le oltre 200 ogive del 2020, divenute 400 due anni dopo, s’erano gonfiate fino alle 500 del 2023.

Le rampe di lancio terrestri, parimenti moltiplicate, assicurerebbero a Pechino la ‘spedizione’ di 350 missili intercontinentali.  E questo incremento avveniva in concomitanza con i primi ostacoli all’espansionismo strategico della Cina che s’accompagnava a quello commerciale (favorito da una globalizzazione concepita con regole ad essa favorevole, nell’illusione occidentale che accelerasse una democratizzazione sulle orme di quella della Russia post-sovietica). Non a caso, la forza nucleare cinese è stata sviluppata assieme al potenziamento della Marina, che proietta l’espansionismo sui mari,  verso territori non solo vicini ma anche oltre gli oceani. Non a caso, Washington presume che la fine della “stabilità” dell’arsenale atomico cinese – paragonabile fino a tre anni fa a quello della Francia – porterà entro la fine di questo decennio lo stock del Celeste Impero a 1000 testate, con un progressivo ulteriore aumento “almeno  fino al 2035”.

Almerico Di Meglio